BEHIND THE SCENE – The Italo Job Interview: Andrea Bertelli
Una serata riuscita nasce molto prima che si accendano (o si spengano) le luci: serve chi la immagina, la costruisce e la porta in pista. Behind the Scene racconta promoter, organizzatori e le altre figure che tengono in piedi la club culture italiana, lontano dalla consolle.
Per chi non ti conosce. Chi è Andrea Bertelli? Come si posiziona nel mondo nella nightlife?
Io sono innanzitutto un clubber. Ho iniziato a frequentare i club nel ‘96, quest’anno faccio trent’anni di clubbing, il primo che ho frequentato è stato il Kinki a Bologna.
Durante la 5° superiore ho iniziato a lavorare in un negozio di abbigliamento in centro, mi piaceva la moda.
Andrea Bertelli è Arte, moda e musica. Queste 3 cose mi hanno sempre affascinato e sono riuscito a unirle insieme.
La musica mi piace tutta, non solo la musica house. Ho ascoltato musica jazz, anni ‘60, anni ‘70, il rock da Frank Zappa ai Led Zeppelin, mi sono poi appassionato a soul, funky, James Brown etc
Tutto ciò che non è troppo mainstream e commerciale.
Come sei entrato nel mondo della musica e degli eventi? C’è una serata, un festival, un momento preciso in cui hai capito che volevi stare “dall’altra parte”?
Quando sono entrato al Kinki per la 1° volta e ho sceso le scale, ho detto: “questa è la mia 2° casa”.
Mi ricordo ancora c’erano MBG e Dino Angioletti in consolle e ho detto: “cazzo che musica, che figata!”
Musica house con influenze americane, inglesi, musica dal respiro internazionale.
In quegli anni sono passati tutti da Louie Vega e India a Boris Dlugosch passando per Barbara Tucker.
Lì mi sono innamorato della musica house.
Claudio Orsoni mi chiamò a lavorare al Kinki, ho fatto 10 anni di Kinki, e d’estate lavoravo all’Echoes e al Cocoricò. Poi ho lavorato alle serate Les Folies De Pigalle all’Adrenaline 1° e 3° domenica dle mese e Docshow allo Chalet delle Rose 2° e 4° domenica del mese.
Io ho iniziato poi a organizzare le serate nel 2002 alla discoteca Sinatra. Il titolare mi ha chiesto di portare l’house music a Corlo (FE) e così ho iniziato la mia serata M&M’s Music & Miracles. Il sabato facevo Lorenzo De Blanck e il venerdì avevo Rame resident e nella prima serata ho ospitato Ralf. In quel periodo tra i tanti sono passati Tony Humphries, i PastaBoys al completo, Joe T Vannelli, Stylophonic, Pete Heller, Marcello Giordani etc
A cosa stai lavorando attualmente? Quali sono invece i prossimi progetti…sempre se possiamo spoilerare 
Quest’estate mi sono concentrato su Oasi. L’evento con Dita (la sentii per la prima volta 3 anni fa al Dekmantel), Turbojazz e la cantante Rona Ray live per la prima volta in Italia, è stato uno show pazzesco.
In stagione ho ospitato Marcellus Pittman, Kamma & Masalo, Cinthie, Toy Tonics, Barbara Boeing, Tonno Disko, Esa Williams, Dirty Channels, Giu Nunez e tanti alti.
Torneremo in centro a Ferrara per riproporre Disco Verde, la gente spesso apprezza location diverse rispetto alla discoteca. E sto lavorando alla stagione invernale…

In questi anni hai creato e stai portando avanti molti progetti. Raccontaci gli eventi che ti hanno reso più orgoglioso.
Dal 2008 al 2013 ho gestito il Suono Club e con la serata Black Box ho portato tutti gli artisti in ascesa in quel momento Maceo Plex, Solomun, Soul Clap, Gerd Janson, Dixon, i party Innervision, Âme, Henrik Schwarz, Session Victim, Levon Vincent, Jamie Jones, Alex From Tokio, Luca Trevisi LTJ etc
Parlando della cosa che mi ha reso più orgoglioso devi sapere che in quel periodo mi sono ammalato, ho avuto un tumore, un linfoma di hodgkin da cui sono guarito. Quindi io e altri 3 ragazzi che eravamo in ospedale insieme abbiamo deciso di creare Music Emergency – “per ricominciare a sorridere” una serie di eventi benefici con grandi risultati a sostegno di AIL e ADMO, grazie ai quali siamo riusciti a comprare macchinari per l’ospedale. La gente viene e capisce il messaggio. A Ferrara anche grazie a questo evento abbiamo più donatori dell’Emilia Romagna. Il midollo si può donare da 18 ai 35 anni, è molto importante sensibilizzare. Si possono salvare delle vite non solo in Italia, ma anche all’estero.
Cosa distingue un evento che crea comunità da uno che è solo un appuntamento nel calendario? Come si costruisce un pubblico fedele nel tempo, non spettatori, ma persone che si sentono parte di qualcosa?
Parlando di Oasi: da maggio a settembre sono 18 domeniche. Ci sono persone che sono presenti a tutte le serate.
La gente sa dove star bene, se la fai sentire a casa ritorna.
Una cosa bella del pubblico è che si aspetta sempre di trovare qualità e di andare a casa col sorriso. Ci sono tante persone a cui piace quello che propongo e sono molto attente, rimangono lì fino all’ultimo disco, questa è una cosa importante. Ogni domenica la proposta è sempre diversa, non è mai uguale. Anche questo conta.
Un’altra cosa importante è il warm up. Partire a 80/90 bpm alle 18:00, partire piano, sei in spiaggia, parti con Bossanova, Disco, Funky, Soul, Jazz. Poi si passa all’House, alla musica più veloce.

La club culture e i festival hanno un ruolo sociale e culturale preciso o è una cosa che si dice ma conta poco? Cosa pensi tu?
Sì, assolutamente, hanno un ruolo sociale e culturale. Ma voglio aggiungere una cosa, un tema che mi sta a cuore. Nella programmazione di Oasi cerco sempre di avere ospiti femminili. Spesso purtroppo trovano poco spazio in consolle. Quest’anno ho in line up delle dj fantastiche Cinthie, Barbara Boeing, Kamma, Dita, Giu Nunez, Gee Lane, Selin Gheza, Sushixbreakfast, Paula Tape, Claudia C, Bibi Seck..
Burocrazia, costi, pubblico che cambia — qual è l’ostacolo più concreto che si affronta oggi? Come si rende sostenibile un evento?
Questa è una bella domanda. Bisogna fare dei calcoli con la capienza, con tutti i permessi necessari. Ovviamente la programmazione per Oasi è fatta a marzo/aprile, seleziono molto bene gli artisti e chiudo tutto il prima possibile…anche gli hotel. Bisogna fare attenzione.
Per quanto riguarda l’inverno non ci sono più club…i club fai fatica con le capienze, ci sono locali troppo grandi. È diventato molto più difficile lavorare nell’invernale.

In questi anni è cambiato radicalmente il modo di comunicare? Come si comunica in modo efficace un evento nel 2026?
Per un comunicazione efficace intanto ci vuole un bravo grafico. La grafica deve essere molto semplice, diretta, deve colpire e deve distinguersi dagli altri. Poi oltre ai social, è molto importante la comunicazione tradizionale fatta di flyer e parlare con la gente. La pubblicità solo dai social non arriva ovunque. Io i flyer li vado a stampare e metto le locandine. È ancora efficace, nei posti giusti. Ovviamente non le quantità di una volta, ma se fai I biglietti fighi come quelli di Oasi formato 12×12, te lo metti in tasca e lo puoi collezionare.
Come sta la scena elettronica italiana? Esiste una scena locale?
Sì, esiste e ci sono molti giovani talentuosi. Sono sempre alla ricerca di nuovi DJ e cerco di coinvolgerli negli eventi che organizzo.
Quali artisti italiani ti hanno più colpito ultimamente? Ne consiglieresti 3 ai lettori di The Italo Job?
Mi è piaciuto molto Gledd, originario di Pordenone, vive a Città del Messico. Dirty Channels bravissimi li ospiterei sempre. E poi ti dico un classico Pastaboys, Uovo, Rame e Dino non ne sbagliano una.
Gledd + Dirty Channels + Pastaboys abbiamo la line up di un festival 

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