ARTIST Q&A - The Italo Job Interview: ALESSIO COLLINA

ARTIST Q&A – The Italo Job Interview: ALESSIO COLLINA

October 6, 2026 0 Comments

ARTIST Q&A – The Italo Job Interview: ALESSIO COLLINA

Alessio Collina, dj e producer di Cervia nel mondo dell’house dai 13 anni, è il fondatore di Trend Records (etichetta attiva da 16 anni) e dell’alias Hill. Le sue produzioni e il suo lavoro di label sono stati apprezzati da Move D, Kerri Chandler, Honey Dijon e Jimpster, portandolo a suonare in club in tutta Europa.

Quando e come hai scoperto la musica elettronica? C’è un momento preciso, un disco, una serata che ti ha cambiato?
Sicuramente la primissima scoperta la feci con MTV, ancora non sapevo che tipo di musica fosse, ma mi piaceva ascoltarla. Per esempio, i primissimi dischi che ho ascoltato (e suonato alle prime festicciole tra amici) sono “Tiga – Pleasure from the Bass” , “Eric Pryzd – Call on me”, “The Shapeshifters – Lola’s theme”, “Michael Gray – The Weekend” e tanti altri successi che nel 2004 si potevano sentire in radio o nei video musicali. La serata che invece mi ha definitivamente fatto innamorare della musica elettronica è stata il Diabolika.
Ricordo ancora che nel 2006 feci la prima vacanza in campeggio con i miei amici a Numana. Da lì, una sera, prendemmo il treno direzione Riccione per andare alla serata Diabolika al Cocoricò, ovviamente ad insaputa dei nostri genitori.
Quando entrai in piramide rimasi completamente folgorato: da quel momento non sono più tornato indietro.

Come descriveresti il tuo suono a chi non l’ha mai sentito in una frase.
Groovoso con eleganza.

Alessio Collina agli esordi

Tre dischi che ti hanno formato: uno di musica elettronica, uno fuori dal genere, uno italiano (di qualsiasi genere)
Laurent Garnier – The man with the red face
In the Panchine – 13pm
Subsonica – Tutti i miei sbagli

Qual è il tuo approccio alla produzione? Sei un musicista che si chiude in studio fino a portare a termine il
progetto o sfrutti i momenti di creatività?

Nascendo come Dj, la produzione è stata un’esigenza che è arrivata dopo qualche anno.
Diciamo che non sono uno di quelli che vive in studio, vado a periodi: ad esempio ci sto più d’inverno e un po’ meno d’estate, ma non è una regola.
Avendo lo studio principale sotterraneo, mi sono creato anche un piccolo spazio dove ho i dischi e la consolle con qualche MPC, un mixer, una TR8, qualche effetto e Logic per riuscire a buttare giù le idee che mi vengono in mente mentre ascolto dischi.
Cerco sempre di creare qualcosa di personale, senza seguire schemi precisi.
Devo sentire qualcosa dentro mentre ascolto il risultato finale, ci deve essere anima, sempre!

Sei cresciuto in una famiglia in cui la musica ha avuto un ruolo molto importante. Come ha influenzato il tuo approccio prima al djing e poi alla produzione musicale?
Mio padre non mi ha mai spinto a prendere la strada della musica, è stato tutto molto naturale.
Ovviamente all’inizio mi ha dato consigli per imparare bene l’arte del mixaggio: mi portava al negozio di dischi una volta a settimana quando ancora non avevo la macchina, mi ha comprato la serie di CD “Samurai” mixati da Claudio Coccoluto, Alex Neri, Ralf e mi ha aiutato a formare il mio primo “Home studio” nella mia camera da letto di allora.
Oltre mio padre, anche mia madre ha una piccola collezione di dischi che ha comprato nei suoi numerosi viaggi.
Durante le vacanze, quando ero bambino, ascoltavamo Pino Daniele, Cat Stevens, Stevie Wonder, Jamiroquai e tante altre leggende della musica.
Anche mio fratello ha avuto un ruolo importante perchè già da piccolo se la cavava molto bene con Logic, quindi stavamo in studio insieme e mi spiegava un po’ le basi del software: nel 2008 fecimo il nostro primo disco su Irma Elettrica chiamato “Loaded”, suonatissimo durante gli ultimi anni del party Diabolika.

Oltre a essere DJ e produttore gestisci un’etichetta. Com’è nata l’esigenza di aprire una tua label, che
obiettivi ti eri dato alla nascita e che obiettivi ti sei prefisso per il futuro?

Trend è nata come piattaforma di sperimentazione nel 2010.
Durante quegli anni non avevo ancora trovato il mio suono, mandavo le demos alle label che mi piacevano e non ricevevo quasi mai una risposta.
Così decidemmo di aprire la nostra etichetta per rilasciare la nostra musica, poi andò meglio delle aspettative e iniziammo a ricevere anche musica da altri artisti provenienti da tutto il mondo.
Diciamo che l’unico obiettivo è continuare a fare del mio meglio per cercare di rilasciare ottima musica, dando visibilità ad artisti che secondo me meritano.

Capitolo serate. In questi anni ti abbiamo visto impegnato nelle serate da DJ sia in versione analogica con i dischi sia in versione digitale, il formato conta davvero secondo te? E quando ti capita di suonare in b2b come si riesce ad entrare in sintonia con il compagno di viaggio?
Allora premetto che io non sono un purista, amo suonare in vinile perché vengo da lì, ma penso che il digitale sia molto comodo, soprattutto per suonare i promos che mi arrivano e per provare le mie unreleased.
Quello che mi piace del vinile è che ti costringe a fare delle scelte: puoi portarne un numero limitato, la selezione tende ad essere più accurata, l’ascolto mentre si prepara la borsa è più attento; oltre al fatto che occupano uno spazio fisico, quindi la scelta di essi quando si va a diggare è molto più specifica.
Il digitale, invece, ti permette di portare quanta musica vuoi, molto comodo ma personalmente a volte è anche troppo.
Per non perdermi tratto il digitale come una vera e propria “borsa di dischi digitale”, preparo la cartella apposta per la serata.
Ovviamente il digitale ti salva quando il setup in consolle non è dei migliori per suonare con i giradischi (ed ogni tanto può capitare, purtroppo.
Secondo me conta la musica, non il formato, però se suoni in vinile mi sei già simpatico :)
Per quanto riguarda il b2b penso che bisogna essere molto in sintonia con l’altra persona, conoscersi bene musicalmente ed essere consapevoli del percorso che si vuole far fare a chi ascolta.
I b2b migliori li ho fatti con artisti con cui non ho mai avuto bisogno di prepararmi, semplicemente un disco dopo l’altro ci capivamo, non si può spiegare a parole.

Alessio Collina

Cosa rappresenta uno spazio club oggi al di là della musica? Libertà, comunità, resistenza, qualcos’altro?
E c’è un momento, una serata, un luogo in cui hai sentito tutto questo in modo netto?

Sicuramente gli aggettivi che hai elencato nella domanda già riassumono bene il concetto di “clubbing” , ma vorrei aggiungere anche “Inclusività”.
Purtroppo ancora oggi assistiamo ad episodi omofobi in spazi dove le persone dovrebbero sentirsi al sicuro.
Non sono tollerabili questi comportamenti e la comunità del clubbing (quella vera) continuerà a reprimerli, offrendo spazi dove le persone possano sentirsi completamente loro stesse.
I posti dove ho sentito maggiormente tutto questo sono sicuramente vari club a Berlino, Pikes a Ibiza, Dekmantel ad Amsterdam.

La scena elettronica italiana: com’era, com’è adesso, dove sta andando secondo te?
Che consigli daresti a una persona che inizia ad appassionarsi alla club culture adesso?

Sicuramente in Italia possiamo vantare una grande storia, soprattutto riguardante gli anni 90’ e primi duemila.
Sarebbe scontato dire che è cambiata molto la situazione rispetto ad allora, ma mi piace sempre guardare sempre il bicchiere mezzo pieno: stanno nascendo collettivi giovani molto in gamba, appassionati in maniera genuina e che vogliono proporre musica di qualità, spesso proponendo artisti italiani.
Dall’altro lato, c’è anche da dire che hanno chiuso molti club e le amministrazioni spesso non sostengono il nostro mondo, quindi è sempre più difficile.
Per il futuro penso che, aldilà delle difficoltà, le persone avranno sempre bisogno di un posto sicuro dove svuotare la testa dai problemi quotidiani ed immergersi nella musica per qualche ora, e noi saremo lì per loro.
A coloro che si vogliono approcciare a questo mondo consiglio solo una cosa: fatelo perchè lo sentite veramente; non perché è di moda, fa figo o appare alternativo.
Sembra una frase scontata ma al giorno d’oggi ci sono tante situazioni che vengono scambiate per club, ma che sono esattamente l’opposto.
Non c’è nulla di male a voler fare altro, ma non confondiamolo con il clubbing se non lo è.

Consiglia 3 dischi di artisti italiani che ti hanno particolarmente colpito ai lettori di The Italo Job.
we.amps & Samuele De Santis – Parco Modulare [HFZ]
Lorenzo Fortino & Francesco Salvadori – Another Club Dimension [Connessioni]
MAP – Emotions (Dub Mix) [Memento Records]

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