the italo job intervista archeo recordings four flies records

Camporella Record Fair 2022: Intervista ad Archeo Recordings e Four Flies Records

August 28, 2022 0 Comments

Domenica 4 settembre 2022 a Camporella, tra i tanti ospiti presenti, ci saranno due etichette che seguo da tempo e che stimo molto.
Si tratta di Archeo Recordings e Four Flies Records. Musicalmente sono molto diverse l’una dall’altra, ma hanno una caratteristica in comune: i loro fondatori Manu e Pierpaolo sono tra i migliori digger in circolazione.

The Italo Job: Buongiorno ragazzi, nell’attesa di fare due chiacchiere con voi dal vivo a Camporella ne approfitto per farvi qualche domanda per The Italo Job.
Sono anni che le vostre label sono presenti nel mercato discografico italiano e fanno un lavoro straordinario: riportano alla luce brani scritti nel passato e danno loro una nuova vita. Com’è nata questa vostra passione e quando avete deciso di aprire la vostra etichetta?

Archeo Recordings: Ciao Andrea, grazie per le belle parole e per l’invito. Sono molto felice ed onorato di rispondere alle tue domande per il tuo mitico The Italo Job. Dunque, la mia passione per la musica nasce in tenera età. Quando avevo 8 anni ho iniziato a studiare batteria classica per 5 anni e ricordo che già all’epoca passavo molto tempo ad ascoltare la collezione di vinili di mia madre in casa: in particolare “Rosso Napoletano” (1974) e la raccolta della Numero Uno “Incontro Con” (1978) di Tony Esposito, quest’ultimo con quell’affascinante foto in copertina di Tony con gli occhiali da sole dietro ad una splendida batteria tutta nera. Tony era senza dubbio il mio idolo dell’epoca, insieme a Lucio Dalla, Battiato, Battisti e altri “giganti” italiani. Questo è anche il motivo per cui ora adoro artisti come Tony Esposito, Tullio De Piscopo e tutta la musica con particolari grooves percussivi. Ero solito mettere la puntina sul disco e dare inizio alla magia. E passavo poi ore a contemplare le copertine, guardare le foto, leggere i crediti e le storie. Ho iniziato poi a fare il DJ quando avevo 16 anni, comprando i 2 Technics 1200 grigi (che ancora ho!) e un mixer economico e imparando a mixare, facendo la gavetta in bar, piccoli clubs e feste private. Ero un amante delle serate club in discoteca. Spesso il sabato sera andavo al Matis, Les Bains Douches e Kinky di Bologna o al Tenax, Space Electronic e Happyland (serata “Torquemada”) a Firenze. Era il periodo della scena House/Dream-House e ho passato ore davanti a DJ Ricci (R.I.P.) e altri grandi nomi per vedere come lavoravano e mixavano e riuscivano a far ballare e divertire le persone in pista. Così sono cresciuto e sono stato influenzato dalla scena New-Wave, House e Synth-Pop degli anni ’80 e ’90 e poi successivamente Downtempo e Trip Hop, Fusion e Jazz-Funk. Dai primi ’90 ho iniziato a comprare vinili regolarmente e ad ampliare sempre di più la mia ricerca sui vari filoni della Musica che amo e seguo. Fondare la mia label è stato il naturale approdo delle mie passioni. E così nel 2014 ho concretizzato il mio sogno: per i due anni precedenti mi sono documentato e ho chiesto consigli ad amici del settore, poi ho messo in atto tutte le parti tecniche e burocratiche e mi sono fatto un’idea di quelle che sarebbero state le possibili releases per iniziare. E da lì sono andato avanti con regolarità, impegno e soprattutto grande passione e divertimento.

Four Flies Records: Four Flies nasce nel 2015, ma ha una gestazione alle spalle di almeno un altro anno perché venivo da altri ambiti. Ho dovuto prendere le misure con il mercato discografico per me completamente nuovo e di cui ignoravo i meccanismi. Provenivo da ambienti che ho sempre frequentato e continuo a frequentare: il cinema e la musica; il primo come autore e studioso, il secondo principalmente come DJ. Unendo questi due ambiti, le mie due grandi passioni, è nata Four Flies; ho sempre avuto il pallino per le colonne sonore e sono da sempre un discreto collezionista. Quando ero adolescente frequentavo assiduamente i mercatini di Roma a cominciare dal più famoso Porta Portese. Verso la fine degli anni 90 si potevano trovare dischi di un certo peso, library a prezzi stracciati. Ricordo che all’epoca persi pure qualche occasione perché le library non erano i dischi che mi interessavano maggiormente, mi concentravo di più sulle colonne sonore. Four Flies, come dicevo, ha unito questa questa passione per le colonne sonore sia dal punto di vista di studioso che dal punto di vista di dj/collezionista. Pensa che a Roma facevamo delle feste cinematiche in cui facevamo ballare con delle musiche assurde se ci penso oggi. Il passo è stato breve dal mettere dischi in un locale pieno di gente che balla un disco di Trovajoli al voler stampare quel pezzo perché manca nel mercato. La molla che mi ha fatto scattare è sempre stato cercare di pubblicare qualcosa che prima era inaccessibile a livello di prezzo o non esisteva perché abbandonato negli archivi.

Nella foto: Manu di Archeo Recordings
Manu Aercheo Recordings

The Italo Job: So che i nomi e i loghi di Archeo Recordings e Four Flies Records hanno entrambi una storia particolare. Vi va di spiegarla ai nostri lettori?

Archeo Recordings: Fin da ragazzo ero appassionato di archeologia e compravo sempre la rivista Archeo. Mi piaceva l’idea di un nome – dal greco appunto “antico”, “primitivo” – che rimandasse ad una ricerca del passato, del perduto. Il logo Archeo è invece la rivisitazione attuale e stilizzata di un angelo che adoro che fa parte degli affreschi nella cripta romanico-bizantina del monastero benedettino dell’abbazia di Monte Maria a Burgusio, in Val Venosta. A metà anni 2000 iniziai a frequentare la montagna d’estate con la mia compagna e nostro figlio (all’epoca piccolo) e una coppia di amici e il loro figlio, compagno di scuola del nostro. Questi amici ci parlavamo da tempo di questo fiabesco paesino di nome Burgusio e così abbiamo iniziato ad andarci regolarmente ogni estate in vacanza e da lì è nata la mia passione per la montagna, ma questa è un’altra storia. L’abbazia è un luogo di grande pace e silenzio, con un’energia profonda e rigenerante. Ricordo che spesso andavamo per la preghiera serale dei Vespri e rimanevo incantato ad ascoltare la messa in latino sotto quel cielo stellato di angeli. Così ho deciso che quell’angelo in particolare sarebbe stato il portafortuna: mio per la mia nuova avventura ed il suo percorso e per tutti coloro che avrebbero acquistato i prodotti Archeo.

Four Flies Records: Il nome nasce, come i cinefili sapranno, dal titolo di uno dei primi film di Dario Argento4 mosche di velluto grigio” che è stato un titolo introvabile per anni. Un film che se volevi vedere per più di 15 anni potevi trovare solo attraverso una videocassetta registrata da uno degli ultimi passaggi televisivi su Rete4 nel 1989. Addirittura nel 2007 collaborai a una retrospettiva su Dario Argento al festival di Pesaro e proiettammo tutti i suoi film in pellicola…tranne questo! Alla fine si scoprì che era una questione di diritti e dopo molti anni fu reso possibile distribuirlo e tornò disponibile nel mercato home video. Il nome quindi, oltre a essere un omaggio a un regista e a un genere che adoro, è il simbolo di un qualcosa che viene riscoperto, salvato e riscattato dall’oblio. Esattamente la filosofia di Four Flies: rendere disponibile a un ampio pubblico un tesoro nascosto che non ha ancora avuto la giusta diffusione.

Nella foto: Pierpaolo di Four Flies Records
Pierpaolo di Four Flies Records

The Italo Job: Mi raccontate quali sono le emozioni che provate quando scoprite un brano nuovo? E quali sono le ragioni che vi fanno esclamare: “Sì, questo disco lo voglio pubblicare!”

Archeo Recordings: Ovviamente una sorta di… innamoramento e il “sentire” una totale affinità al mio gusto musicale. Da lì poi valuto se il progetto è fattibile, come procedere e che sviluppo dare a questa particolare release (se per es. sarà una semplice ristampa, oppure se posso aggiungervi inediti e/o nuovi Remix).

Four Flies Records: Le emozioni rispetto a un brano nuovo sono diverse. Ci l’emozione che provi quando pensi “questo lo voglio suonare a tutti i costi nei miei set e quindi lo voglio pubblicare perché è una perla” e l’emozione dello storico che dice “questa è una colonna sonora importante, imprescindibile e deve essere stampata”. Ma la cosa più bella è quando un brano ti sorprende perché nasce in un contesto come quello delle colonne sonore e poi diventa qualcos’altro, cioè raggiunge un pubblico molto più ampio (rispetto al mercato delle colonne sonore e delle library che è un mercato di nicchia), ma la musica che veniva prodotta che all’epoca era di grandissimo respiro ed è ancora oggi molto attuale nei suoni, nelle soluzoni adottate. Quando un brano dell’epoca che scopro per la prima volta mi suona fresco è un segnale che quel brano in qualche modo funzionerà. Nonostate l’intuito sia fallibile, è capitato più volte che le uscite Four Flies siano state ricercate e scoperte da un pubblico transgenerazionale (dai ventenni ai sessantenni) con gusti eterogenei. Amanti dell’elettronica, di sonorità downtempo e baleariche, passando per amanti del jazz del funk e del soul. Four Flies non si rivolge quindi solo ad un pubblico di appassionati di colonne sonore.

The Italo Job: Voi che siete dei digger di altissimo livello, a un evento come Camporella quante perle nascoste si possono trovare?

Archeo Recordings: Sì, ovvio. Camporella è uno degli eventi più importanti del panorama italiano e cresce ogni anno. Sicuramente il livello delle label e dei selezionati venditori di dischi è altissimo, per cui preparatevi a metter mano al portafogli per le più incredibili rare perle nascoste che cercate da tempo!

Four Flies Records: Sono stato per la prima volta a Camporella l’anno scorso e ho un bellissimo ricordo dell’evento. La cosa che più mi ha colpito è stata quella di trovare altre etichette indipendenti come la nostra accanto a venditori storici con le loro chicche o negozi con le cose più strane e interessanti che avevano. Questo amalgama è stato molto stimolante: scoprire da etichette i loro lavori, rispecchiarsi nei percorsi edioriali di altre etichette amiche o trovare dal digger particolarmente ispirato dei dischi che normalmente non trovi più nei mercatini di cui parlavo prima.

Nella foto: un paio di dischi Archeo e Four Flies a casa di The Italo Job
un paio di dischi Archeo e Four Flies a casa di The Italo Job

The Italo Job: Passiamo a una questione tecnica.
Come si svolge il vostro lavoro? Quali sono i passaggi che portano dalla scoperta di un brano entusiasmante alla sua pubblicazione? Ci sono delle questioni pratiche che chi non è del settore non può neppure lontanamente immaginare…

Archeo Recordings: Il mio lavoro si svolge più o meno in questo modo: Individuo il disco, in base al mio gusto e spesso ormai anche in base ad una serie di eventi… della Vita. Cerco e contatto l’artista e la vecchia etichetta per spiegare loro la mia idea di ristampa e sapere chi ha i diritti sulle licenze. Contatto le etichette più grosse se necessario. Parlo della scelta dei pezzi, della grafica e delle eventuali aggiunte (inediti, remix ed edit). Faccio l’accordo ed il relativo contratto, pagando regolarmente le licenze dovute. Lavoro personalmente sulla grafica partendo dalla copertina originale e dai preziosi suggerimenti degli artisti coinvolti, avvalendomi poi della supervisione finale di un caro amico grafico di Firenze, Leo Cardini della Flod. Lavoro sul master (ed eventuali Remix o Edit) con i miei collaboratori e con gli artisti stessi. Poi mando tutto in stampa. Controllo la grafica finale. Ascolto il Test Pressing e lo approvo quando è pronto ed infine faccio distribuire la release.

Four Flies Records: Da un punto di vista tecnico il lavoro di un’etichetta è davvero infinito; si va alla ricerca degli aventi diritto nel caso di brani che hanno già una loro pubblicazione precedente e li si vuole ristampare (spesso parliamo di piccole realtà che sono state acqusite da major che magari neanche sanno cos’hanno in archivio), bisogna trovare un master di alta qualità che consenta poi la ripubblicazione. A volte trovi chi ha i diritti, ma non il master e viceversa. Non è facile districarti tra i tanti aspetti, ma è divertente, a volte capita di scoprire tramite contatti che il master si trova in una piccola società dove non ti aspetteresti di trovarlo, oppure trovare in dei magazzini dei master di cui non sospettavi neppure l’esistenza. Non sempre si riesce a ottenere quello che si cerca, c’è un grande lavoro d negoziazione da fare.
Dopo di questo si passa alla cura del restauro del nastro, allestire una grafica di un certo tipo, stiamo parlado di musica per immagini, la copertina del disco è una cosa fondamentale.

The Italo Job: Non vogliatemene, ma non può mancare una domanda un po’ provocatoria.
Immagino abbiate letto entrambi “Retromania” il libro del celebre critico musicale inglese Simon Reynolds. Non mi addentrerò sul suo pensiero, sulle ‘etichette di salvataggio’ etc
Nell’introduzione, già dopo poche righe, sgancia una discreta bomba: “E se il pericolo più serio per il futuro della nostra cultura musicale fosse…il passato?”
Come rispondereste a questa domanda?

Archeo Recordings: Non credo assolutamente che il passato sia più importante ed attrattivo del presente. Io stesso compro ed uso tantissima musica attuale. Ci sono una miriade di Artisti, Musicisti, DJs e Produttori della scena attuale che stanno facendo cose meravigliose al pari dei nostri grandi del passato. Ci vuole sempre un giusto bilancio tra i due. Certo è che non si può pensare di ignorare del tutto il passato: da lì veniamo e a mio parere è un mondo dal quale si può attingere per nuovi spunti e nuove riflessioni.

Four Flies Records: Sì, sicuramente il passato ha un peso molto ingombrante nella musica che facciamo oggi. Personalmente non ritengo Four Flies una di quelle cosiddette Reissue Label, cioè etichette che si preoccupano solo di ristampare. Anzi, se guardo al nostro catalogo, le ristampe sono poche, molti dischi che abbiamo pubblicato sono prime stampe perché non erano mai stati pubblicati come album: penso ad “Africa Oscura” di Giuliano Sorgini che è materiale completamente inedito, alcuni album di Piero Umiliani, Silvano D’Auria, Alessandro Alessandroni, Sandro Brugnolini. O come nel caso delle compilation “Nuda” sulla commedia sexy, “L’uomo elettronico” di Piero Umiliani etc
L’altro aspetto per cui la nostra non è un’etichetta che guarda solo al passato è il ponte che abbiamo cercato di costruire tra la musica originale composta negli anni ’60 ’70 ’80 e i DJ, produttori e band che lavorano nel contemporaneo e si ispirano a queste tracce per fare la musica del 2022. Ci sono DJ come Jolly Mare che hanno reinterpretato tracce di Umiliani, Alessandroni, Sorgini, ma anche band come il collettivo salernitano Banda Maje che ha sfornato un album e dei singoli che secondo me sono micidiali. Sicuramente c’è un legame col passato, con una tradizione italiana e un un certo tipo di suono, ma non è tutto lì che si gioca c’è una contemporaneità si contamina e guarda avanti sempre.
Tutto quello che pubblichiamo lo scegliamo in base all’impatto che ha sul presente, sul contemporaneo, sugli ascolti di oggi.

The Italo Job: Quali consigli dareste a un giovane che vorrebbe avviare un progetto come il vostro?

Archeo Recordings: Buttati! Parti! Informati, documentati, chiedi consigli con umiltà e rispetto e vai avanti per la tua strada: quello che più senti risuonare dentro il tuo cuore è la via da percorrere. Credici e vai avanti! Non sempre sarà facile, ma questo è un lavoro di passione e Amore e quando queste componenti ci sono… prima o poi vengono fuori e il progetto prende forma. E in ultimo, ma importantissimo: condividi la release finale – sia fisica nei vari supporti e/o digitale – con il mondo!

Four Flies Records: A chi vuole aprire un’etichetta oggi consiglierei di seguire le proprie passioni. “Fai solo quello che ti piace” è il mantra. Ovviamente ci dev’essere un occhio anche al mercato, chiunque avvia un’attività di questo tipo diventa un micro imprenditore e deve stare attento a fare tornare i conti. Ma la cosa più importante è veramente la passione, deve nascere da qualcosa che vuoi e desieri intensamente fare.

Nella foto: Manrico & Nicola – Le Piante Del Lago [Archeo Recordings]
Manrico & Nicola - Le Piante Del Lago [Archeo Recordings]

The Italo Job: Perdonate la metafora calcistica. Di bei goal ne avete già segnati molti nella vostra carriera. Qual è stato, al momento, il vostro miglior goal da cineteca?

Archeo Recordings: I migliori goal da cineteca, da un punto di vista di impatto sul mondo per rarità e vendite, direi questi:
AR005 – Roberto De Simone + NCCP – II° Coro delle Lavandaie 12″
AR006 – Blue Gas – Shadows From Nowhere 12″
AR010TP – Enzo Avitabile – Devozioni Dialettali (Ex Voto Remix by Leo Mas & Fabrice and Gemolotto) 12″ s/sided (PRESTO LA RELEASE UFFICIALE!)
AR018 – Mario Acquaviva EP
AR021 – Tony Esposito – Kalimba De Luna (Hear & Now Remix) 12″
AR020 e AR020-7 – Tonica & Dominante – Tigre / Gennarino ‘O Sioux (Original + New Versions by Leo Mas & Fabrice) 12” e 7”

Ma personalmente sono anche molto fiero di… e assai affezionato a… :
AR011 – Roberto Aglieri – Ragapadani 2xLP
AR012 – Sth. Notional – Yawn Yawn Yawn 3xLP
AR015 – Pepe Maina – Scerizza LP
AR019 – Fulvio Maras / Alfredo Posillipo / Luca Proietti – Sfumature LP
AR022 – Manrico & Nicola – Le Piante Del Lago LP
AR023 – Sara Loreni – Neve A Maggio (Mushrooms Project + Leo Almunia + Deep88 Remixes) 12”

Four Flies Records: È veramente difficile scegliere un goal al posto di un altro.
All’inizio pensavo il più importante potesse essere “Afro Discoteca“, questo EP inedito di Alessandroni che che ho trovato nel suo archivio ed era era qualcosa di totalmente inaspettato. 4 brani Afro, Cosmici, Cinematici con echi Funk, Prog che Alessandroni aveva registrato per non si sa cosa e che erano rimasti fermi per più di 40 anni. Quando glielo feci sentire lui disse “Certo che ero avanti!”. Sì, effettivamnete il Maestro era molto avanti, tanto che quel disco venne preso come una sorta di radice di tutta quella che era la musica elettronica o un certo tipo di Club culture che sarebbe venuta 30/35 anni dopo. Fu un’ispirazione per molti, la conferma di aver trovato una radice musicale a musica che stavano facendo in quel moment e quindi ebbe una risonanza grandissima. Quello l’ho percepito come un segnale che l’etichetta si stava ampliando e che avevamo centrato un progetto. Adesso stiamo aprendo una serie incentrata sul lavoro che produttori e DJ fanno di tracce dell’epoca e un altro segnale è proprio il fatto che il re lifting fatto da Jolly Mare a “Discomania” di Piero Umiliani sia finito in una delle playlist di maggior successo su Spotify. Non sono fiero di questa roba digitle, però è un segnale che questa musica viene scoperta anche da un pubblico diverso dal mio, che abitudini di fruizione diverse. Poi il disco fisico viene comunque venduto, ma questo del digitale o è un altro segnale che dà una conferma ulteriore al nostro lavoro. Il disco di Banda MajeUfo Bar” è andato benissimo e ha aperto un nuovo canale dell’etichetta, quello di lavorare con band nuove e musica completamente nuova senza senza la mediazione con il passato. Anche questo è un ulteriore segnale che si sta muovendo qualcos’altro ed è molto stimolante.

Nella foto: Banda Maje – Ufo Bar [Four Flies Records]
Banda Maje - Ufo Bar [Four Flies Records]

The Italo Job: E invece il vostro Sacro Graal qual è?

Archeo Recordings: “Sacri Graal” ne avevo e ne ho veramente tanti. Molti ristampati e quindi finiti subito nella mia collezione, come ad es. Enzo Carella, Francesco Messina – Medio Occidente, Mariah – Utakata No Hibi, Disconnection – Bali Ha’i, Maxx Mann, … Oggi ti dico: Testpattern – Après-Midi LP del 1982 e prodotto dal mitico Haruomi Hosono. “Put A Little Fun In Your Day!”

Four Flies Records: Io ne ho veramente tanti di Sacri Graal, veramente troppi, nel senso che essendo appassionato di cinema e avendo visto tanti film, dai più seri ai b-movie, spesso la colonna sonora è bellissima. Purtroppo di molte colonne sonore di questi film si perse le tracce dei nastri ed è impossibile ritrovarli. Ci sono compositori le cui filmografie sono svanite nel nulla. Ne avrei veramente troppi, il più eclatante forse era “Diabolik” di Morricone, una delle sue compisizioni più psichedeliche, di cui è uscito soltanto un singolo e tutto il resto è sparito nel nulla. Era una colonna sonora che apriva il periodo della Nuova Consonanza di Morricone e si sente lui alla tromba, c’è il sitar, ci sono tanti elementi che mescolano le sue carte, cambiano il suo suono, e poi è un film di Bava particolarmente di culto per me come per tanti altri quindi riuscire a trovare quella colonna sonora è rimasto un po’ un’ipotetico Graal. Adesso la cosa mi piacerebbe di più trovare sono alcuni horror di Marcello Giombini o delle cose che lui ha fatto per Joe d’Amato, musica elettronica fatta tutta di sintetizzatori tra il 1980 e il 1981. Quel periodo lì è veramente incredibile musicalmente parlando. Ci sono delle cose di Berto Pisano che non si sono più, ma se prendiamo ogni compositore, ognuno ha la sua una buona percentuale di colonne sonore perdute. Piero Piccioni è forse un’eccezione, è uno di quelli di cui si è conservato quasi tutto, anche perché era attentissimo lui stesso come compositore a preservare la sua opera, ha tramandato ai figli un archivio veramente molto fornito per fortuna.

The Italo Job: E ora spoileriamo qualche novità che troveremo nel vostro banchetto a Camporella

Archeo Recordings: Oltre alle releases Archeo disponibili uscite finora, porterò in anteprima i promo in edizione limitata e numerata (83 copie come l’anno di uscita, 1983) della prossima release di ottobre 2022: Bottin featuring Lucio DallaLunedì Cinema (Original + New Versions by Leo Mas & Fabrice and Bottin) 12”

…non anticipo niente, ma penso che basti il titolo… 😉

Grazie.
Un abbraccio e ci vediamo tutti a Camporella!

Four Flies Records: Va benissimo, spoileriamo pure che a fine settembre uscirà “Zoo Folle” la ristampa di questo titolo di Sorgini che già pubblicammo nel 2016 e che per la prima volta sarà pubblicato in doppio LP, con il secondo LP completamente di inediti, che abbiamo ritrovato grazie alla disponibilità del compositore, e che sono delle versioni alternative o estese di quelle già presenti nel primo disco. Ad esempio la versione di 14 minuti di “Amboseli”, che era già un pezzone del primo disco che durava 6 minuti, è stata registrata all’epoca senza nessuna manipolazione ed è un trip elettronico funk dark incredibile a tema africano.
Per me è veramente musica del futuro non nel passato questa qui!

LEAVE A COMMENT

RELATED POSTS